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Il punto del Direttore

Claudia Salvestrini è considerata una delle voci più autorevoli dell'ambientalismo operativo in Italia. Si distingue da anni per il suo forte impegno nella lotta contro l'illegalità ambientale, in particolare contro le ecomafie e il traffico illecito dei rifiuti, collaborando attivamente con le autorità di controllo e le commissioni parlamentari d'inchiesta, denunciando regolarmente le rotte dei rifiuti illegali verso l’estero e le infiltrazioni delle criminalità organizzate nel settore ecologico. In qualità di direttrice del PolieCo coordina le attività del Consorzio promuovendo l'economia circolare e sostenendo un sistema di riciclo basato sulla qualità e tracciabilità dei rifiuti recuperati. In questa sezione vengono raccolte tutte le principali news riguardanti il suo operato: le interviste, le inchieste, i progetti e le iniziative da lei promosse.

 
Cementifici, Salvestrini: “Inaccettabile spalancare le porte alla combustione dei rifiuti, altro che economia circolare”

Cementifici, Salvestrini: “Inaccettabile spalancare le porte alla combustione dei rifiuti, altro che economia circolare”

martedì 20 ottobre 2026/Categorie: News, Comunicati stampa, Il Direttore - C.Salvestrini

“Mentre si parla di economia circolare, si allargano le maglie per bruciare rifiuti nei cementifici e si continua a rinviare la plastic tax. Così si penalizza il riciclo e si favoriscono gli interessi delle grandi lobby industriali”.

È la dura denuncia di Claudia Salvestrini, direttrice del Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, che interviene sulle recenti disposizioni introdotte dal decreto-legge Ambiente, con cui il Governo semplifica ulteriormente le procedure relative all'utilizzo dei combustibili derivati dai rifiuti nei cementifici.

Il provvedimento prevede che, al ricorrere di determinate condizioni, la sostituzione dei combustibili tradizionali con il CSS-combustibile non costituisca una modifica sostanziale dell'autorizzazione integrata ambientale. Introduce inoltre un meccanismo che consente di procedere dopo 45 giorni dalla comunicazione all'autorità competente, in assenza di rilievi sulle condizioni previste, e qualifica gli interventi come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti.

L’auspicio di Salvestrini è che durante i lavori di conversione del decreto vengano apportate delle modifiche. “Siamo davanti a una contraddizione enorme - osserva la direttrice Polieco - da una parte si riempiono convegni e documenti istituzionali di dichiarazioni sull'economia circolare, sulla necessità di recuperare materia e ridurre il consumo di risorse. Dall'altra si approvano norme che rendono sempre più semplice e potenzialmente conveniente utilizzare i rifiuti come combustibile nei cementifici. È questa la transizione ecologica che vogliamo? Bruciare materiali invece di investire nelle tecnologie e negli impianti capaci di recuperarli?”.

La questione assume contorni ancora più preoccupanti alla luce delle difficoltà che attraversa il settore del riciclo delle materie plastiche. Le imprese del comparto devono confrontarsi con la concorrenza della plastica vergine a basso costo, con gli elevati costi industriali ed energetici e con la difficoltà di trovare mercati sufficientemente remunerativi per le materie prime seconde.

In questo scenario, facilitare il ricorso alla combustione dei rifiuti rischia di indebolire ulteriormente la filiera industriale del recupero di materia.

“Non possiamo continuare a chiedere alle imprese di investire nel riciclo e contemporaneamente creare condizioni che rendono più competitivo il recupero energetico”, prosegue Salvestrini. “La gerarchia europea dei rifiuti è chiara: prima vengono prevenzione, riutilizzo e riciclo, poi il recupero energetico. Non possiamo capovolgere questo principio sulla base delle convenienze economiche del momento”.

Il tema non è soltanto economico, ma riguarda anche la tutela dell'ambiente, della salute e dei territori. L'impiego dei combustibili derivati dai rifiuti nei cementifici solleva interrogativi sulla qualità dei materiali utilizzati, sulle emissioni, sull'efficacia dei controlli e sulla trasparenza delle autorizzazioni.

“Semplificare non può voler dire indebolire le garanzie ambientali né mettere in secondo piano le comunità che vivono accanto agli impianti industriali. Il Governo dovrebbe preoccuparsi di rafforzare i controlli, sostenere il riciclo e garantire che i materiali recuperabili non vengano sottratti alla filiera del recupero di materia”.

Per Salvestrini “servono regole che privilegino concretamente il recupero di materia, incentivi per l'impiego di plastica riciclata, strumenti per sostenere le imprese e una politica industriale coerente.  Non possiamo parlare di economia circolare e poi costruire un sistema nel quale bruciare i rifiuti diventa la soluzione più facile. L'economia circolare – conclude - non si realizza alimentando i forni dei cementifici, ma dando nuova vita ai materiali. E ogni volta che scegliamo di bruciare ciò che potrebbe essere riciclato, perdiamo risorse, opportunità industriali e credibilità nelle politiche ambientali del Paese”.

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