“La posizione della Commissione europea richiama giustamente l’attenzione sulla necessità di un recepimento coerente e uniforme delle norme, ma rappresenta anche un’occasione per ribadire un principio fondamentale: la transizione verso un’economia circolare non passa dalla demonizzazione della plastica, bensì da un suo utilizzo responsabile e consapevole”: così Claudia Salvestrini, direttrice generale del consorzio nazionale dei rifiuti dei beni in polietilene Polieco, commenta la decisione della Commissione Ue di inviare un parere motivato all’Italia per il non corretto e incompleto recepimento della Direttiva sulla plastica monouso (Direttiva SUP) e per inadempimento degli obblighi previsti dalla Direttiva sulla trasparenza del mercato unico (Direttiva UE/2015/1535).
La Commissione ha ricordato che la Direttiva mira a prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente e sulla salute umana, e a promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo in tal modo al corretto funzionamento del mercato interno. L’Italia non ha recepito, o non ha recepito correttamente, alcune disposizioni della Direttiva nel diritto nazionale.
“Come sistema, dobbiamo continuare a promuovere con decisione la riduzione del monouso, soprattutto laddove esistono alternative sostenibili, e al contempo incentivare modelli basati sul riutilizzo, sulla prevenzione dei rifiuti e sulla qualità dei materiali. La plastica, se ben progettata, utilizzata correttamente e gestita a fine vita in modo efficiente, rappresenta ancora una risorsa importante in molti settori. Il vero obiettivo – sostiene Salvestrini - deve essere quello di evitare sprechi e dispersioni nell’ambiente, rafforzando la responsabilità lungo tutta la filiera. In questo senso, è fondamentale che l’Italia si allinei pienamente al quadro europeo, garantendo regole chiare, certe e omogenee, che favoriscano innovazione, sostenibilità e competitività delle imprese, senza creare distorsioni nel mercato. Serve dunque un approccio equilibrato: meno monouso dove non necessario, più riutilizzo e più responsabilità condivisa, per costruire un sistema davvero circolare e sostenibile.”