La crisi del comparto del riciclo delle plastiche non nasce oggi. Da mesi le imprese denunciano difficoltà crescenti, tra aumento dei costi, contrazione della domanda di materia riciclata e una competizione con quella vergine che rende sempre più complesso garantire sostenibilità economica alle attività di recupero.
Una situazione che richiede risposte urgenti, ma sulla quale, secondo Claudia Salvestrini, direttrice generale del Consorzio PolieCo, è arrivato anche il momento di aprire una riflessione diversa.
“Ho grande rispetto per gli imprenditori che stanno affrontando una fase estremamente difficile e credo sia giusto intervenire laddove esistano ostacoli che impediscono alle imprese sane di lavorare. Penso, ad esempio, alla necessità di semplificare e accelerare le procedure autorizzative e di creare condizioni normative che favoriscano realmente il riciclo”, afferma Salvestrini.
“Allo stesso tempo, però, dopo mesi di crisi dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: qual è la proposta industriale del settore per uscire da questa situazione?”.
Per la direttrice di PolieCo, infatti, il dibattito non può ridursi alla richiesta di nuove risorse economiche a Mase, sistemi consortili o altri soggetti della filiera.
“Comprendo la richiesta di misure straordinarie in una fase straordinaria. Quello che mi preoccupa è quando il sostegno economico rischia di diventare l'unica prospettiva. Se ci definiamo protagonisti dell'economia circolare, dobbiamo anche essere capaci di costruirla. E costruire economia circolare significa investire in tecnologie, migliorare la qualità del riciclato, creare filiere industriali e presentare progetti capaci di stare sul mercato”.
Secondo Salvestrini, occorre quindi distinguere tra gli interventi necessari a rimuovere gli ostacoli che frenano le imprese e una logica puramente assistenziale.
“Le istituzioni devono fare la propria parte. È necessario intervenire sulla certezza delle regole, sulla domanda di materia riciclata e sulle condizioni che oggi penalizzano chi ricicla, ma anche l'imprenditoria deve assumersi la propria parte di responsabilità. Un settore industriale maturo non può limitarsi a chiedere risorse: deve portare sul tavolo soluzioni, investimenti e una visione di medio-lungo periodo”.
Un cambio di prospettiva che riguarda anche il destino dei materiali raccolti.
“Se alla fine l'unica risposta alla crisi consiste nel sostenere economicamente l'avvio dei rifiuti ai cementifici, dobbiamo chiederci con grande serenità quale economia circolare stiamo costruendo. Il recupero energetico può avere una funzione all'interno della gestione complessiva dei rifiuti, ma non può diventare la risposta industriale alla crisi del riciclo”.
Da qui l'invito di PolieCo ad aprire un confronto che non sia soltanto sulle risorse da reperire nell'immediato, ma sul futuro industriale dell'intera filiera. “Forse è arrivato il momento di sederci attorno a un tavolo partendo non dalla domanda "quanti soldi servono?", ma da un'altra: "che cosa siamo disposti a fare, ciascuno per la propria parte, perché il riciclo torni a essere un'attività industriale competitiva?”.
“Le imprese che hanno progetti seri devono essere messe nelle condizioni di realizzarli e, dove necessario, accompagnate dalle istituzioni. Ma dobbiamo uscire dalla logica dell'emergenza permanente. La crisi è reale e sarebbe sbagliato minimizzarla”, conclude Salvestrini. “Proprio perché è reale, però, merita qualcosa di più di una nuova richiesta di risorse. Merita una politica industriale e, insieme, una risposta imprenditoriale all'altezza della sfida”.